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Diversamente da altre città industrializzate del nord, Indianapolis non attir ò molti immigranti europei. Nel 1910, quando il 36% dei residenti di Chicago era nato all'estero e gli stranieri a Cincinnati ammontavano al 15.6% della sua popolazione, Indianapolis ne contava l'8.5%. Tedeschi ed irlandesi rappresentavano la maggior parte di questo piccolo contingente di immigranti. Questa divisione è valida ancora oggi: secondo il censimento del 1990, il 52% dei residenti della Contea di Marion sono di origini tedesche, irlandesi o inglesi. A differenza di questi tre gruppi etnici che contano più di 100.000 persone ciascuno, gli immigrati italiani ed i loro discendenti sono approssimativamente 18.589.
Nonostante lo stato dell'Indiana abbia avuto connessioni con l'Italia fin dall'inizio - Enrico Tonti accompagnò l'esploratore LaSalle nel 1679 e Francesco Vigo aiutò George Rogers Clark a far si che l'Indiana diventasse uno stato americano un secolo più tardi - fu solo dopo il 1880 che gli immigranti italiani furono attratti da questo stato.
I primi italiani immigrati ad Indianapolis erano originari di Lombardia, Liguria, Toscana e Basilicata; finché nel 1882 Frank Mascari, un pescatore da Termini Imerese in Sicilia, approdò ad Indianapolis per indagare possibilità di commercio. Finì per aprire un negozio di frutta e verdura di successo in Virginia Avenue, a sud di Washington Street, e poco dopo lo seguirono i suoi tre fratelli ed il cognato, accompagnati da mogli, figli ed amici. Nel 1910, 33 dei 54 fruttivendoli della città erano italiani. Erano ben rappresentati tra i proprietari di bancarelle nel Mercato della Città e tra i carretti parcheggiati attorno al tribunale della Contea di Marion. Presumibilmente per aver introdotto le banane, molti erano soprannominati "il re delle banane".
Nonostante i siciliani rappresentassero la maggior parte degli italiani ad Indianapolis nel 1930, è opportuno segnalare la presenza di sarti e barbieri calabresi e di marmisti e terrazzieri friulani.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'arrivo di uomini d'affari e professionisti da altre città e di altri immigranti dal vecchio Paese arricchì la comunità italiana di famiglie di lunga data. Questi tre gruppi, fieri della propria identità culturale, rappresentano oggi l' Italian Heritage Society of Indiana. |